miercuri, 3 iunie 2009

Liturgia ortodossa


Ma io per la tua grande misericordiaentrerò nella Tua casa;mi prostrerò con timorenel Tuo santo tempio.
(Salmo 5,8)
Li condurrò sul Mio monte santoe li colmerò di gioia nella Mia casa di preghiera.I loro olocausti e i loro sacrificisaliranno graditi sul Mio altare,perché il Mio tempio si chiameràcasa di preghiera per tutti i popoli
(Isaia 57,6)
Introduzione
a Chiesa Ortodossa adora Dio con lo stesso spirito con cui Egli viene adorato in Cielo (secondo le rivelzioni bibliche presenti in Isaia, Ezechiele e nell'Apocalisse). Ciò comporta l'utilizzo di elementi esterni quali l'incenso, i ceri, le vesti liturgiche, le prostrazioni, dal momento che adorare Dio in terra significa compiere un'esperienza che coinvolge anche il corpo. La Chiesa venera la croce, i vangeli, le immagini del Cristo e, per estensione, tutte le icone dei Santi. Le icone, infatti, non sono adorate visto che ciò le equiparerebbe a degli idoli. Esse vengono venerate. Rendendo loro un omaggio, ci si rivolge al prototipo da esse rappresentato (Cristo).
Ogni atto liturgico della Chiesa Ortodossa non è assolutamente vissuto come un'ostentazione trionfalistica dal momento che i segni esteriori servono per invitare il fedele a rivolgere il proprio sguardo su di sé, non al di fuori di sé. La Liturgia non vuole colpire l'immaginazione né il suo fine è indottrinare e sottomettere i fedeli al potere di altri uomini che decidano per essi. La Chiesa e la Liturgia non sono altro che una palestra nella quale ci si allena fisicamente e spiritualmente per riuscire sempre più e sempre meglio a rivolgere il proprio sguardo in se stessi, luogo nel quale Dio si rivela.
A tal fine è indispensabile aprire gli occhi del cuore, cioè della propria interiorità. Il primo esercizio che il fedele deve compiere è quello di allontanarsi dai pensieri e dalle fantasie della vita terrena, è quello di fare un profondo silenzio in sè. Solo così i segni e i simboli liturgici cominciano a interpellare e a interagire con l'interiorità dell'uomo. La Liturgia con i suoi gesti e le sue parole entra, coinvolge e "prende" dal di dentro il cristiano. Il risultato è quello di sentire in maniera chiara e sensibile l'intervento di qualcosa di nuovo, di una forza che prima non si aveva mai conosciuto. Tale forza, che si fa sentire chiaramente in chi comincia ad aprire gli occhi davanti a questo tipo di esperienza, viene tradizionalmente chiamata dalla Chiesa con il termine di "Grazia". E' solo così che la Chiesa, in luogo d'essere cambiata dal mondo, cambia il mondo e, attraverso il suo culto reso a Dio, confessa quello che crede e che vive finendo per irradiare una realtà che non è umana ("Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi..." Gv 14,27). Naturalmente, essendo come una palestra, la Liturgia richiede impegno. Le parole cantate devono diventare mentalità e vita di chi le canta e questo può disturbare l'annoiato e ignaro cristiano moderno. Un altro elemento che disturba particolarmente l'uomo d'oggi è il tempo dedicato al culto. In Occidente una Messa domenicale che supera la mezz'ora dà fastidio. Nel Cristianesimo Ortodosso la Divina Liturgia (=La Messa) dura almeno un'ora e mezza. Se poi è preceduta da qualche altro ufficio dura due ore e mezza. Ci sono dei casi in cui la celebrazione di diverse ufficiature con la Divina Liturgia dura anche 12-13 ore, inizia la sera e termina la mattina seguente. In questo caso siamo di fronte alle cosiddette "Veglie" o "Agripnie". Esperienze di questo tipo mostrano l'estrema relatività del tempo e fanno entrare in un altro tipo di dimensione dove Liturgia e vita coincidono. Tutto ciò non è che un'anticipazione di ciò che sarà il Paradiso nel quale non esisterà il tempo ma un eterno presente.
Comunque, il tempo liturgico è un elemento che il cristiano ortodosso vive in maniera profondamente diversa rispetto al cristiano occidentale. Mentre in Occidente il cristiano è "obbligato" a rimanere fermo al suo posto, a stare attento, a non uscire di chiesa prima del tempo, in Oriente il cristiano si avvicina alla Liturgia con lo spirito con cui l'assetato si avvicina alla fontana. Più è grande la sua sete più sente che deve bere. E la fontana non smette di gettare la sua acqua essendo lì per quello. Sei stanco? Nessuno ti obbliga a rimanere (nell'Ortodossia non esiste il precetto festivo, ossia l'obbligo di andare a Messa la domenica). Ti stai assopendo? Se è per un momento fallo pure. (A volte i visitatori non ortodossi rimangono un po' sconcertati quando vendono qualche monaco sonnacchiare in chiesa durante i lunghi uffici mattinali). La Liturgia è come una nave nella quale tu stai viaggiando. Che tu dorma, che tu vegli la nave viaggia ugualmente. La Liturgia è come il cibo che il bambino assume quando sta nel ventre della madre (la chiesa). Il fatto ch'egli stia apparentemente inoperoso non significa ch'egli non cresca. Come il bambino nel ventre materno, così è il cristiano. Questo permette, anche oggi, la conservazione di tempi di celebrazione che l'Occidente aveva molto tempo fà. Ovviamente, con ciò, il fedele non è invitato al disimpegno poiché anche chi si riposa lo fà per ricominciare a lavorare con maggior zelo. Il tempo è dato proprio per lavorare su se stessi e per crescere, non per distrarsi all'infinito come dei bambini in un parco giochi...
Inoltre allo spirito ortodosso è totalmente estranea una partecipazione che coinvolga i credenti esteticamente, sentimentalmente o intellettualmente. La Chiesa non è un teatro o uno spettacolo televisivo! Non è nemmeno una cattedra universitaria. Gli uomini entrano in chiesa per essere ontologicamente cambiati e guariti, non per rimanere com'erano prima di entrare con qualche consolazione sentimentale in più! E' pure completamente estraneo allo spirito ortodosso vivere la Liturgia come se fosse un dialogo tra il prete e i fedeli o come se fosse un momento in cui si possa fare della catechesi. La Liturgia è il luogo dove parla la forza di Dio, non dove si dimostra la ragione degli uomini, per quanto giusta essa possa parere. Oggi come ieri la Liturgia della Chiesa Ortodossa offre, a chi lo desidera, una prospettiva diversa nella quale si specchia e si affaccia misticamente l'ineffabile presenza di Dio, unico orizzonte di speranza in un mondo impazzito sempre più alla ricerca di senso.

La bellezza liturgica come rivelazione di Dio e offerta dell’uomo
La liturgia della Chiesa Ortodossa è un’intera icona della liturgia celeste, un’immagine dell’eternità. Ogni sua cosa viene utilizzata per rivelare al cuore dell’uomo la bellezza del Regno di Dio. Sia nella lingua greca che in quella ebraica il termine "bello" significa anche buono. La verità di Dio è anche bellezza: una bellezza che chiama il cuore dell’uomo. Per poterla comprendere l’uomo deve acquisire quello spirito da bambino del quale ci parla Cristo. Questo spirito non è l’ingenuità o la leziosaggine, ma quella possibilità insostituibile di meraviglia attraverso la quale Dio si lascia scoprire nel più profondo di noi stessi. Solo i cuori puri, semplici e umili davanti a Dio possono afferrare quella bellezza nella quale Egli ci mostra il suo Volto, nel raggiante splendore del suo amore.
L’insegnamento delle innografie, la ricchezza dei testi liturgici, come l’insieme di quello che si può definire l’ "estetica" liturgica, non si rivolgono unicamente alla ragione; parlano prima di tutto al cuore dell’uomo.
La liturgia è quindi fatta per coinvolgere l’uomo, nutrirlo, illuminarlo. Il fedele che partecipa alla preghiera della Chiesa non lo fa per concentrarsi intellettualmente su un insegnamento codificato, ma per impregnarsi della bellezza della liturgia, immergersi nella sua atmosfera, nutrire la sua anima, il cuore e lo spirito. Lo ripetiamo: bisogna essere nella liturgia come un bambino che gusta con stupore le meraviglie del mondo il che comporta un’attitudine pacifica, contemporaneamente distesa e concentrata. E’ per questo che le officiature liturgiche - spesso molto lunghe - non sono vissute nei termini di un obbligo, ma come una vita nella vita dove il tempo è sospeso, in una pregustazione del Regno futuro in cui è importante una certa ascesi per tenersi in piedi e attenti. Nella liturgia la bellezza non è solamente un’icona della gloria di Dio perché è stata dedicata a Dio. Per "dedicata" bisogna intendere letteralmente "offerta a Dio come un’offerta sacrificale".
In seno alla liturgia l’uomo è chiamato a rendere a Dio tutto ciò che fa parte della sua vita, tutto ciò che la rende preziosa, in definitiva quanto costituisce un dono di Dio e che lo fa azione di grazia. Ora, il senso del bello è certamente il segno più profondo dell’immagine divina nell’uomo.
Manifestando la bellezza liturgica in tutti i suoi aspetti, l’uomo non offre solo a Dio i talenti che Egli gli ha affidato da moltiplicare, ma realizza pure quella capacità inestimabile di potersi meravigliare davanti alla bellezza plasmata dall’uomo per essere icona del Regno.

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